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    Parliamo di Ceglie Messapica senza censure
  • domenica, novembre 19, 2006

    Antiche mappe, antichi viaggiatori







    Un'antica mappa del Salento.
    "Apuliae quae olim Iapygia, nova corographia".
    E' tratta da un'edizione pubblicata ad Anversa nell'anno 1570 del Theatrum Orbis Terrarum di Abraham Ortelius.










    Da "Liber de situ Iapigiae" di Antonio De Ferrariis Galateo anno 1507

    La Iapigia
    Ho accertato che questa penisola fu spesso variamente denominata dai diversi autori. Alcuni, come Aristotele ed Erodoto., la chiamarono Iapigia, altri Salentina, altri Peucezia, altri Messapia, dal nome del comandante Messapo, altri Magna Grecia, altri Apulia perchè qui gli alberi perdono le foglie più velocemente di quanto non avvenga altrove, altri Calabria. Infatti l'odierna Calabria un tempo era detta Bruzio: così tanto mutano e cambiano le cose.
    Ecco ciò che di questa regione scrive Strabone, che cito alla lettera: Il successivo territorio della Iapigia è, contro ogni aspettativa, molto confortevole. Infatti, sebbene appaia aspro in superficie, dove è possibile arare, si scopre che il terreno è alquanto profondo e fertile, e quantunque sia povero d'acqua, nondimeno è abbondante di ridenti pascoli e appare ricco di foreste. Un tempo tutta questa regione era anche densamente abitata e contava tredici città. Ora invece, ad eccezione di Taranto e Brindisi, le altre non sono che piccoli borghi, essendo giunto a tal punto il degrado. Si tramanda che i Salentini siano dei coloni venuti da Creta. Così Strabone.

    N.d.r. Plinio menziona, nel continente Oria e Alezio, sulla costa Sena e Gallipoli, un tempo chiamata Anxa. Cita altresì Taranto, Basta, Otranto, Soleto, dicendola in abbandono, Frantuentio, Miltope, Lecce, Balenio, Ceglie e Brindisi.

    Ed ecco come Leandro Alberti dopo avere visitato il territorio nell'anno 1525 descrive i paesi a cavallo tra il territorio della Valle d'Itria e l'Alto Salento nella "DESCRITTIONE DI TVUTTA ITALIA"

    "Camminando pur sopra il detto colle, ritrovasi l'antica città di Celio da Tolomeo Celia nominata, posta al fine di esso colle. Del cui territorio si cava grand'abbondanza di zafferano. Quivi intorno sono assai boschi molto accomodati alla caccia per esservi assai salvaticine.
    Poscia camminando ad
    Ostuno 4 miglia vedesi S. Vito e sopra l'ansidetto colle se dimostra Caravigna, e più avanti Cisternino..."


    Nell'immagine sottostante un particolare che identifica il territorio dei trulli.
    E' l'incontro tra le Murge e l'alto Salento ovvero la valle d'Itria con Ostuni, Ceglie Messapica, Cisternino e Martina Franca

    1 Comments:

    Anonymous Giacomo said...

    interessante

    9:42 AM  

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